04/12 – In prima fila!

prima fila

Il coraggio è il primo requisito della spiritualità. I vili non possono mai essere morali.

Gandhi

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fa’ questo, ed egli lo fa’». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Mt 8,5-11

 

Egli entra in Cafarnao. È la città in cui Gesù svolgeva la sua giornata: il vangelo di Marco ci racconta quando incontrava la gente, dove la incontrava, quando pregava stando con il Padre. È quindi la città di ogni quotidianità, della sua come della tua.

Lui entra lì, nella tua storia, nei luoghi della tua vita, nel tuo tempo. Il suo avvento (come l’Avvento che abbiamo appena iniziato a vivere) si realizza così, semplicemente ed autenticamente.

C’è un’audacia che ti aiuta ad incontrarlo nel suo venire in ogni ora ed in ogni momento: il centurione non si ritiene degno, ma osa, audacemente, chiedere aiuto, vicinanza, guarigione. Riconosce davanti a sé una nuova possibilità di vita e ci si tuffa, accoglie la vita che lo raggiunge … forse è proprio grazie a tale audacia che diventa veramente degno, un’audacia fiduciosa che spinge ad es-porsi verso colui che ad-viene.

Grazie a questo viene posto a tavola con i grandi Abramo, Isacco e Giacobbe. Qualsiasi sia la tua storia, sei destinato ai primi posti con coloro che ti hanno accompagnato da sempre, anche perché la tavola del banchetto è a cerchio, e quindi non ci sono seconde file, siamo tutti in prima fila … basta avere l’audacia di esporsi.

 

  • Gesù viene nella tua storia. Ti lasci stupire da lui o costruisci barricate?
  • Riconosci desideri autentici di pienezza nel tuo cuore. Hai oggi il coraggio di chiedergli aiuto?
  • Sei consapevole che il Signore ti accoglie. Vuoi sederti in prima fila (… che è l’unica!)?

 

p. Loris Piorar SJ

10/10 #ACCOGLIERE

ACCOGLIERE: L’incarnazione di una parola

nella nostra vita è concreta

quanto una gravidanza e un parto

 
Chi non vuole ascoltare prima Dio non ha nulla da dire al mondo. Hans Urs von Balthasar
Lc 11,27-28
Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Il Signore ci mette in guardia dai facili entusiasmi che viviamo . Come questa donna anche noi dopo aver ascoltato qualcosa che ci tocca profondamente siamo propensi a lanciarci rapide affermazioni o anche in decisioni rischiose o affrettate. È necessario un ascolto attento di ciò che viene da fuori ma anche di quanto suscita in noi, delle nostre reazioni emotive e dei nostri pensieri.

Insieme con l’ascolto è necessario fare spazio in noi per accogliere la Parola, farla crescere, fino a che si trasformi in azione. L’incarnazione di una parola nella nostra vita è concreta quanto una gravidanza e un parto. L’ascolto della Parola precede e implica un fare cristiano di nuovo tipo, che Gesù chiama osservare. Osservare la parola è farla crescere, renderla produttiva, conservarla viva. La felicità non riguarda un contatto fisico o un’appartenenza familiare, ma una disposizione di fede, attenta alla parola di Dio. Ciò che conta non è essere stato un discepolo di Gesù, aver visto con gli occhi ma in qualsiasi tempo della storia umana, aprirsi alla testimonianza su Dio. Ognuno di noi ha la possibilità di diventare grembo disponibile affinché la Parola si incarni e si realizzi.