9/12 – Inviati perché amati!

amati

In concreto l’uomo è maturo quando non è più il centro di se stesso, ma comprende e vive che ha in sé qualcosa da dare e da ricevere. Non c’è nessuno così ricco che non abbia bisogno di ricevere, nessuno così povero che non abbia qualcosa da dare.

don Oreste Benzi

 

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Mt 9,35-10,8

 

Durante la predicazione Gesù non si limita a curare le ferite di quanti incrociano il suo cammino: la sua persona è toccata nel profondo dalle storie di ciascuno. Questo suo coinvolgimento ci mostra il volto di Dio: una madre che sente, nelle viscere, la gioia e la sofferenza dei suoi figli.

La sua missione non è semplice filantropia ma puro Amore. Quando amiamo siamo sempre esposti, ma proprio questa nudità ci apre all’incontro. Ecco il regno di Dio! È vicino, nel tempo e nello spazio. Si realizza ogni volta che, come fratelli, ci facciamo carico gli uni dei pesi degli altri.

Siamo inviati perché amati. Questa intima consapevolezza tocca il cuore e lo fa ardere, muovendolo all’azione: così l’amore non è più un dovere o un vuoto da riempire. Così la sua fiamma può bruciare senza consumarsi e senza consumare.

 

  • Che ferite tocca oggi l’amore del Signore?
  • Quando mi sono sentito amato nella mia nudità?
  • Quali esperienze mi restituiscono la consapevolezza di essere un figlio amato?

 

Rete Loyola

 

 

06/12 – Vedi, non ho nulla da donare a te…

nulla

Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero, ma dei felici eletti. Persone che ti sono un poco necessarie, persone i cui gesti ti mancherebbero, se rifiutassero di farli. 

Madeleine Delbrel


In quel tempo, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 
Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 
E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. 
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 
E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 
Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 
Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 
Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 

Mt 15,29-37

La commozione di Gesù per questa folla che lo segue da tre giorni è passionale: non può tollerare che queste persone – i sofferenti, quegli ultimi di cui nessuno si cura ma che lui ama – continuino a camminare senza cibo, acqua, riposo, perché la loro fame è la sua fame, la loro sofferenza è la sua sofferenza. Allora chiede ai discepoli di procurare il necessario: per completare ciò che ha iniziato, portare avanti la missione affidatagli dal Padre, Gesù ha bisogno anche di noi.

Ma come possiamo saziare questa gente con soli sette pani e pochi pesci? Come possiamo aiutarlo se non abbiamo nulla? Dio conosce benissimo le nostre debolezze e la nostra pochezza, ma è proprio quel poco che desidera da noi; ci sceglie proprio nelle nostre incoerenze, nelle nostre imperfezioni, perché poi è lui a darci le idee e la forza per poter saziare i nostri fratelli in abbondanza.

Chiediamo al Signore la grazia di farci vivere nella consapevolezza che, nonostante (e attraverso) i limiti della nostra condizione umana, siamo ai suoi occhi gioielli preziosi chiamati a condividere il nostro oro con il nostro prossimo, a sfamarci reciprocamente.

 

  • Provo commozione per la sofferenza di chi mi sta accanto? Cosa faccio?
  • Sono pronto a mettermi in gioco così come sono, senza cercare da solo perfezionismi?
  • Quale limite voglio offrire al Signore, perché lo renda luogo fertile di benedizione?

 

Ilaria D. L.

02/12 – Ogni momento

ogni momento

Tra i cani zoppi ti… confondi e splendi

nei cartoni che son case per chi non le ha

ti ho visto… che splendi… di chiamarti io non smetterò

I.N.R.I.- Lucio Dalla

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Lc 21,34-36

Signore con quale amore, cura, attenzione ci metti in guardia dal perdere la misura!

Certamente la nostra vita spesso è piena di affanni e preoccupazioni, tensioni che non sempre sappiamo affrontare, situazioni il cui peso sembra doverci spezzare.

Molte volte ci scopriamo piccoli e fragili dinanzi alla nostra vita, dinanzi agli altri, dinanzi a noi stessi e così iniziamo a strafare, a disperdere beni ed energie per accaparrarci una soluzione, una giustificazione; oppure, arresi, cominciamo a rifugiarci in vacuità per non affrontare, per dimenticare, per fuggire.

Oggi, Gesù, dicendoci vegliate e pregate, ci consegni i tuoi strumenti per andare incontro a tutto ciò che avviene, senza paura e con gran forza, guardando a te e alla tua vita, alla tua morte e resurrezione.

La novità che ci consegni è lo spirito di vivere a pieno il presente con la leggerezza non superficiale di coglierne i frutti, facendo attenzione alle spine.

Il tuo amore per noi ci dà la giusta misura per gustare in profondità la vita.

 

  • Quali frutti mi sono offerti e non raccolgo per paura di soffrire?
  • Dove fuggo e in cosa mi rifugio per non affrontare il mio presente?
  • Quale situazione posso vivere diversamente oggi, alla luce di quello che il Signore mi ha detto?

 

Rete Loyola

29/11- Infine, il fine!

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.

                                                                                                                             Etty Hillesum

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19

 

Gesù parla della fine sempre e solo per rilevare “il fine” e capire come vivere al meglio il presente. Oggi ci insegna a non lasciarci turbare dal tanto male che esiste, perché, anche in questa storia umana segnata dal peccato, dall’egoismo, dalla paura, Dio è all’opera per tessere la storia di salvezza per ognuno di noi.

Chi prende sul serio la logica del regno, chi si fa discepolo di Gesù e prende sul serio la sua parola e il suo stile, non può che perdere delle opportunità secondo la logica del mondo e dunque incontrare resistenze.

Ma proprio in queste situazioni, grazie alla sua azione, possiamo vivere una vita nuova, coraggiosa e impegnata, malgrado i problemi e le fatiche che ne derivano.  Vivere questo è la testimonianza del Dio vivente in noi e contemporaneamente è la testimonianza che noi possiamo offrire al mondo.

  • Ti è mai capitato di essere deriso a causa del nome di Gesù?
  • In quali occasioni perdere deliberatamente delle opportunità ti ha aperto a una novità?
  • Quando le situazioni difficili sono diventate per te luoghi di testimonianza?
p. Francesco Cavallini SJ

 

27/11 – L’amore ha l’amore come solo argomento

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore

San Giovanni della Croce

 

Alzàti gli occhi, Gesù vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Lc 21,1-4

 

Dio vede, anzi osserva! Non è un Dio distratto, anzi riesce a vedere quello che a noi sfugge, come questa povera vedova!

Colpisce anche il giudizio di Gesù: da una parte i ricchi come una massa informe in cui il singolo si nasconde dietro ciò che possiede; dall’altra una donna, vedova e povera. Gesù la guarda e ci fa notare il suo gesto, che diventa per noi esempio di risposta all’amore di Dio. L’amore richiede infatti l’essenziale e non il superfluo!

L’unico modo per amare l’Altro è metterlo al primo posto: trasformandolo da accessorio ad essenziale, a tutto della nostra vita.

 

 

  • Penso mai allo sguardo di Dio su di me?
  • Chi c’è al primo posto nella mia vita?
  • In cosa mi sento ricco e in cosa povero?

 

Anna Laura e Filippo

 

21/11 – Scendi subito!

E ti vengo a cercare

anche solo per vederti o parlare,

perché ho bisogno della tua presenza

per capire meglio la mia essenza.

Franco Battiato

In quel tempo, Gesù entrato in Gerico, attraversava la città.

Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,

cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.

Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».

In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.

Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E’ andato ad alloggiare da un peccatore!».

Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Lc 19,1-10

 

Zaccheo ha un limite oggettivo: la sua piccola statura. Eppure qualcosa lo ha spinto a superare proprio quel limite salendo sul sicomoro, a liberarsi una volta per tutte dell’opprimente sensazione di non “essere visto”.

Quotidianamente anche noi ci affanniamo a superare da soli i nostri limiti, sottoponendoci ad una infruttuosa corsa per essere riconosciuti dagli altri.  Ma Dio gioca d’anticipo, ci ama incondizionatamente: allora o accettiamo di andare all’incontro con i nostri limiti, nel nostro povero modo, oppure rischiamo di mancare all’incontro, trascinati dalla quotidianità.

Solo lo sguardo di Gesù, che guarda oltre le apparenze, ci ridona l’identità e trasforma il limite nel suo opposto. Servono passione e desiderio straordinari, serve salire su un sicomoro per l’incontro con il Signore: ma Gesù ci invita a scendere nell’ordinario per non mancare alla relazione.

 

  • Qual è la casa della mia relazione con Dio?
  • Mi sento libero di presentarmi al Signore coi miei limiti?
  • Come tengo vivo il mio desiderio del Signore?
S.L.

 

 

20/11 – vista la vista…

Ho conosciuto il mondo senza guardare, dai tuoi occhi…

Max Gazzè

Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada.

Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.

Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!».

Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò:

«Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista».

E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.

Lc 18,35-43

Penso a tutte le volte che mi è stata raccontata la bellezza, a tutte le volte che mi son sentito spettatore della mia stessa vita… impotente dinanzi alle aspettative mie e degli altri su di me.  

Mi chiedo cosa sia accaduto, in che modo mi sia passata davanti la vita: io dov’ero? io chi ero?

La vita è pronta, disponibile. Io chiedo solo di vederla, di venire alla luce. Allora la vita si fa spazio dentro me, si realizza, i miei occhi sono i suoi occhi, il suo passo diviene il mio.

Il cieco, per amore dell’uomo e con la fede di figlio di Dio, ottiene la vista alle porte di Gerico. La vista genera vista:

grazie ad un Dio che oggi mi dice “Guarda come ti guardo!” può nascere il desiderio di guardare più in là e annunciare che oltre ogni muro ci sono ancora orizzonti raggiungibili e oltre-passabili.

Accogliere la testimonianza mi rende testimone vivo, anzitutto di me stesso, per la salvaguardia della creazione intera e per la lode del creatore.

 

  • Quando non sono riuscito a cogliere la bellezza testimoniata?
  • Qual è l’urlo del mio cuore?
  • Di quale pienezza di vita sono testimone?
Rete Loyola SJ