19/2 – Tacete, o sirene!

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Venne la luce a illuminazione di coloro che stanno seduti all’ombra dei sepolcri, e illuminazione voleva dire: riconoscere il dono della luce e mutare anche se stessi in luce che si dona. Ciò sarebbe stata la morte dell’istinto e la sua resurrezione nell’amore.

H.U. von Balthasar, Il cuore del mondo

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».  

Mt 25,31-46

 

“Saranno riunite davanti a lui tutte le genti”, quest’uomo in cui si concentra tutta la presenza del divino, piccolo punto, e davanti l’intera estensione dei popoli, varietà di razze e religioni, disseminate nel tempo e nello spazio. Un punto diventa misura del tutto. Un punto illumina definitivamente il senso di ciò che è stato vissuto, fatto, detto. La luce, come in una radiografia, non incontra più ostacoli. Eroicità così come piccinerie quotidiane vengono allo scoperto.

“Perché io c’ero. Anonimo nel fratello sofferente, io c’ero, ero lì che ti tendevo la mano. E tu dov’eri? Hai udito la mia voce? Hai udito il grido di colui che una volta per tutte mise la sua vita ripiena di vita divina ai tuoi piedi, come insorpassabile gesto d’amore? Ti ho chiamato urlando, quante vite ho abitato… E tu mi hai udito?”

Tacete, o voci suadenti! Tacete, sirene che ci promettete un paradiso fatto di piacerini a poco prezzo, di amore a buon mercato. Benedetti voi che avete compreso che la sola sostanza è questa: accogliere e sostenere la vita, nella sua fragilità.

 

 

  • Sosta e osserva la scena: l’universo davanti a un uomo, davanti all’uomo nella sua pienezza, che è anche il Dio che si è chinato ai nostri piedi. Che cosa ti suggerisce la scena?
  • Guarda al numero immenso dei sofferenti. Sai dire il nome di qualcuno di essi?
  • Chi e dove non hai saputo ascoltare o vedere?

 

 

 

p. Marco Colò SJ

23/1 – Ma sei fuori?

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La chiave per un buon ascolto non è la tecnica, è il desiderio.

Steeve Goodier


Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Mc 3, 31-35

Intorno a Gesù ci sono differenti cerchi, differenti modi di seguirlo: troviamo il gruppo dei dodici, i 72 discepoli, gli altri che lo seguono, i simpatizzanti e la folla. Ognuno, più che scegliere, è scelto e nel rispondere alla chiamata viene collocato al suo posto.

Spesso noi vorremmo che fosse Gesù a rispondere alla “nostra chiamata”, che ci seguisse, che facesse la “nostra volontà”: è in questo modo che ci poniamo “fuori”, diventiamo automaticamente esclusi dalla cerchia di coloro che lo ascoltano.

Ascoltare vuol dire fare. Se uno ascolta e non fa, di conseguenza non ha ascoltato, ha semplicemente sentito, ha percepito dei suoni, ma non ha obbedito. L’obbedienza è un’azione di conseguenza all’ascoltare.

Essere dentro è ascoltare e fare, ma anche lasciarsi guardare. In quello sguardo circolare di Gesù c’è il volto di Dio che guarda ciascuno di noi con uno sguardo amorevole, misericordioso, accogliente, che vede in noi la bellezza che siamo e ci invita ad uscire allo scoperto, a non nasconderci negli angoli bui della vita. E questo sguardo ci dice che lui si è rivolto verso di noi, che possiamo chiamarlo, guardarlo in faccia e parlargli da amici.

Per entrare è necessario passare da una porta stretta – la porta dell’ascolto, del fare e del lasciarsi guardare – prima di poter accedere allo spazio sconvolgente di una reciprocità che si gioca ormai unicamente in Dio.

 

  • In quale cerchio ti ritrovi? Sei fuori o dentro?
  • Il tuo ascoltare è anche fare?
  • Ti lasci guardare?
p. Claudio Rajola SJ

18/1 – Fate largo!

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Volano, gli uccelli volano nello spazio tra le nuvole.

Franco Battiato

 

Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Mc 3,7-12

 

Gesù cammina per le strade delle nostre esistenze, disseminandole di piccoli e grandi miracoli. Ma non è necessario gridare per raccontare del passaggio del Signore nelle nostre vite: la testimonianza quieta e quotidiana rivela la sua grandezza senza clamore, ma con grande efficacia.

Ricordiamoci di serbare per Dio una barca, perché non venga schiacciato dal peso delle grazie che lui stesso ci concede. Conserviamo per lui un angolo vuoto di ogni richiesta, sgombro di ogni aspettativa, un angolo in cui accoglierlo in assoluta semplicità – perché egli è Colui che viene.

Allora teniamo sempre pronta una barca, perché il Signore possa abitarla e da lì parlare a noi e a tutti!

 

  • So farmi ascoltare senza gridare, quando parlo di Dio?
  • Quando ho lasciato che la folla schiacciasse il mio Signore?
  • In che luogo vorrei che il Signore portasse silenzio e raccoglimento?
Rete Loyola

7/12 – Uno scoglio può arginare il mare

casa sulla sabbia

Se ti fermi a pensarlo, l’amore muore. L’amore va agito.

p. N. Sunda SJ

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Mt 7,21.24-27

 

Come figli amati, siamo invitati a costruire le nostre vite su una pietra salda e ferma che ci dona quotidianamente il vigore di sostenere gli urti delle forze esterne: la certezza dell’amore del Padre per noi che è tangibile, agito e non fatto di grandi parole che si disperdono nell’aria.

Gesù ci ricorda che se faremo di quell’amore la pietra su cui fondare le nostre vite, allora saremo case, focolari dello Spirito, che non crolleranno come castelli di sabbia in balia delle onde. In ogni stagione della nostra vita, possiamo fare la volontà del Padre: essere portatori e testimoni della concretezza e solidità del suo amore amando concretamente.

 

  • Quando ho fatto esperienza dell’amore concreto del Padre?
  • Su cosa costruisco?
  • Quali parti della mia vita sono costruite sulla sabbia?

 

Rete Loyola

28/11 – Listen!

Era il tipo di voce che l’orecchio sente e segue in tutte le modulazioni come se ogni parola fosse un raggruppamento di note che non verrà mai più ripetuto

F. Scott Fitzgerald

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Lc 21, 5-11

 

Chi ama profondamente riconosce tra mille altre la voce della persona amata: tonalità, calore, intensità e timbro la rendono unica. Per quanto possa essere simile ad un’altra, quella voce avrà sempre qualcosa di distintivo.

Così vale anche e soprattutto per la voce di Gesù che, come novelli discepoli, siamo chiamati a riconoscere nella polifonia di suoni e parole che quotidianamente ci circondano e agiscono nel tentativo di ammaliarci e portarci fuori dal suo coro. Gesù ci invita a non lasciare che abbia la meglio su di noi il terrore di fronte alla terra che ci trema sotto i piedi, alla discordia e al conflitto; ci invita a restare sintonizzati sulla sua voce.

Ci ricorda di non smettere di ricercare la sua voce, nemmeno quando il rumore delle pietre che cadono le une sulle altre è così forte da indurci a mettere le mani sulle orecchie per non sentire altro. Ascoltare la sua voce calda e amorevole nel frastuono delle pietre che cadono, riconoscerla nel quotidiano e fidarci di lei: a questo siamo chiamati come figli amati.

 

  • Quando non ho saputo distinguere le voci ammaliatrici da quella di Dio?
  • Dove mi parla la voce del Signore?
  • In cosa vorrei saper riconoscere la voce di Dio?

 

Rete Loyola SJ