12/2 – Nel segno del suo amore

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Dammi solo il tuo amore e la tua grazia, questo mi basta.

Ignazio di Loyola


In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno”. Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Mc 8,11-13

Non serve che il Signore ci dia altri segni, perché abbiamo ricevuto il massimo dei segni, Gesù: un Dio che cammina sulle nostre strade, che prova le nostre emozioni, che soffre con i nostri dolori. Facciamo tesoro di questo dono.
Dopo il dono di Gesù, Dio non ha più nulla da dire e da dare: nel suo pane ci ha dato se stesso, ci ha dato tutto, solo questo basta. Questo è il suo ultimo gesto, che ci schiude tutto il suo mistero d’amore. Qualunque altro segno significava questo, e ha in esso il suo significato pieno. Non può darcene altri, perché nel significato cessa ogni segno.

 

 

  • Quando ho riconosciuto in piena autenticità Gesù come segno di Dio?

 

  • Quando è stata l’ultima volta che ho sentito Gesù camminare sulle mie strade?

 

  • In che ambito mi capita di lasciare che le mie richieste soffochino l’unico vero dono di Dio?

 

p. Loris Piorar SJ

31/1 – Lasciati stupire!

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Ma l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente.

Fango, Jovanotti

Gesù venne nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 
Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 
Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 
E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 
E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. 

Mc 6,1-6

 

Un torrente di sentimenti: rimanevano stupiti, si scandalizzavano e Gesù si meravigliava.

Sono i tipici “passaggi” di chi si lascia toccare dalla Parola, ai tempi antichi e ai tempi nostri: al tempo dell’incontro con Gesù, Parola di Dio vivente!

La grazia è lasciarsi toccare, il peccato è rimanere nell’indifferenza e nella distanza. Anche un sentimento apparentemente negativo come lo scandalizzarsi può diventare un’occasione perché ti rivela dove sei e, quindi, a partire da dove ti puoi muovere verso la vita. Ma se non senti niente, se la Parola non suscita in te una reazione “dentro”, come fai a sapere dove ti collochi?

Forse questa anestesia, questo non sentire, per noi, dipende da un’assuefazione: non posso incontrare Gesù, Buona Notizia, se sono già abituato a lui, se credo di conoscerlo, se ho già le mie precomprensioni nei suoi confronti. È “il carpentiere, il figlio di Maria” e per questo lo avverto come familiare. Purtroppo questa familiarità, anziché allargare, chiude la possibilità di conoscerlo veramente. Almeno quelli si scandalizzano per questo, noi rimaniamo indifferenti!

Chiedo la grazia di scandalizzarmi di Gesù, chissà che questo non diventi una Buona Notizia per me!

 

 

  • Quando mi sono meravigliato dell’azione di Dio nella mia vita?
  • Cosa mi impedisce un contatto autentico con il Signore?
  • In che luogo vorrei che Gesù entrasse per portarmi meraviglia?

 

 

 

p. Stefano Titta SJ

 

5/1 – Incontri speciali

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L’incontro è riserva di luce.

Ermes Ronchi

 

In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Gv 1, 43-51

 

I giorni trascorsi da Gesù nei pressi del Giordano, dove era andato per ricevere il battesimo di Giovanni, sono ricchi di incontri. Qui sono ricordati i nomi di Filippo, Andrea, Pietro e Natanaèle, ma tanti altri uomini e donne hanno incrociato il loro cammino con quello di Gesù, alle volte in modo imprevisto, altre volte perché il passaparola di un amico ha reso tutto ciò possibile.

E ognuno di questi incontri ha avuto un gusto speciale, unico, irripetibile. Basta chiederlo a Natanaèle, che non era certo molto ben disposto nei confronti di questo uomo che veniva da Nazaret. Era vittima di tanti stereotipi, ma è rimasto del tutto spiazzato dalle parole, piene di stima e di amore, che Gesù gli rivolge, tanto da chiedergli: «Come mi conosci?».

Natanaèle è sorpreso dalle parole ascoltate, chissà che Gesù non l’abbia aiutato a prendere coscienza di un aspetto della sua vita che non aveva ancora messo a fuoco!

Per questo ogni incontro con Gesù è speciale: non si resta mai fermi alla superficie delle cose, bloccati dai pregiudizi e dai luoghi comuni, ma si va in profondità, crescendo nell’amicizia, conoscendo un po’ meglio chi è il Rabbì che viene da Nazaret e chi sono io.

 

 

  • Posso ringraziare qualche persona per essere stata il mio “gancio” nell’incontro con il Signore?
  • Mi capita di essere vittima di stereotipi o luoghi comuni che mi impediscono di aprirmi al Signore o agli altri?
  • Nell’ultimo periodo che cosa ho scoperto di nuovo sul Signore e su di me?

 

 

p. Giuseppe Riggio SJ

 

22/12 – Esultare a denti stretti

scrivi la tua gioia

La vostra gioia è il vostro dolore senza la maschera. E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso fu spesso pieno delle vostre lacrime.

Kahlil Gibran, Il profeta

 

In quel tempo, Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Lc 1,46-55

 

Sebbene posto all’inizio del vangelo di Luca, in attesa di un Gesù che non è ancora nato, il magnificat di Maria racchiude tutta la sua esperienza di madre del Salvatore.

Spesso lo immaginiamo come un  canto di esultanza, leggero e appena sussurrato dalla voce flebile di Maria. Eppure racchiude già tutto il dolore che partorirà il Salvatore del mondo. Dolore che ritornerà più vivo che mai ai piedi della croce.

Forse, più realisticamente, sono parole pronunciate a denti stretti, malamente gridate, intrise del dolore del parto, che preannuncia una gioia imminente che però ancora deve venire.

Un dolore vivo, lacerante eppure incapace di portare rancore. Un dolore che sa piuttosto di purificazione interiore che arriva a toccare l’umiltà più profonda. Ogni desiderio di prevaricazione, di violenza, di potere viene sradicato e ogni slancio di generosità, uscita da se stessi e giustizia viene valorizzato.

È così che Maria si scopre la beata fra le donne: consapevole del suo limite eppure voluta madre di Dio, che in lei ha compiuto cose grandi.  

 

  • Attraverso quali esperienze il Signore ha purificato il tuo cuore?
  • Quali momenti della vita ti sono sembrati dei parti dolorosi che hanno aperto a una gioia duratura?
  • Come ti sei scoperto/a amato da Dio?

 

p. Flavio E. Bottaro SJ

23/11 #AUTENTICITA’

AUTENTICITA’: essere ed apparire per quello che si è

Se avremo il coraggio dell’autenticità quando falsità e compromesso sono più comodi: la verità ci renderà liberi. Comunità di Taizé

Lc 21, 1-4
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Nel cortile del Tempio erano allineate le ceste dell’offerta: si dichiarava l’entità e il motivo. 

La vedova ha il coraggio di offrire tutto quello che ha, e sembra poco,  e tutti così lo sapranno. 
Vergogna? Paura del giudizio? NO! Autenticità! Finalmente un gesto autentico. 
Un esempio per noi: non solo per l’assenza dell’ostentazione, ma soprattutto per la totalità del dono
Dà, quello che ha per la vita, non si garantisce nulla in anticipo, investe tutta la sua storia nella storia della relazione con il Signore. si lascia avvolgere e coinvolgere.