10/2 – Pane di vita

PaniePesci.JPG

Dice il Signore: «Considerate la miseria umana più grande della mia misericordia: ecco il peccato inammissibile…»

Caterina da Siena

Essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro:

«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano».

Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?».

E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette».

Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.

Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli.

Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati.

Erano circa quattromila. E li congedò.

Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.  

Mc 8,1-10

Due capitoli dopo aver narrato la condivisione dei pani, l’evangelista Marco narra per la seconda volta una scena simile. Tutti noi, come i discepoli, abbiamo una fede debole e il Signore non si stanca di rinnovare la sua misericordia. Il “pane” della sua misericordia, della sua Parola e della sua stessa vita è sempre a disposizione. Il suo amore è più forte della mia incomprensione.

Gesù non vuole fare tutto da solo, chiede la collaborazione dei discepoli: “Quanti pani avete?”. Le poche cose che offrono i discepoli, in mano al Signore, diventano nutrimento per tutti. Le nostre piccolezze, le nostre doti, il nostro tempo, le nostre caratteristiche (che il nostro orgoglio ci fa apparire sempre insoddisfacenti) se messe nelle mani del Signore per il bene altrui… si moltiplicano!

Il vero miracolo non è il prodigio matematico (con sette pani si sfamano quattromila persone) ma la capacità di donarsi. Gesù “prese i pani… li spezzò e li dava”. Lui stesso si fa pane e chiama i discepoli a vivere la stessa logica.

Per tre volte si parla di sette pani/sette ceste; sette è il numero della pienezza. La logica del dono rende la vita “piena”.

Ogni volta che celebriamo l’Eucarestia ci rendiamo presenti al dono che Gesù fa di sé, per vivere anche noi con le sue logiche. Gesù congeda la folla dopo averla saziata. Non vuol “dominare” su nessuno; solo serve e poi fa camminare.  E lui stesso continua il suo cammino, alla ricerca di ogni affamato.

 

  • La relazione intima e matura con il Signore apre ad una maggiore attenzione ai fratelli. La ricerca di una relazione solo “intimistica” non per forza fa crescere nella sequela. E io dove mi colloco?
  • Cosa risuona in me quando leggo che alcuni della folla che segue Gesù “sono venuti da lontano”? Detto in altro modo: cosa risuona in me quando sento che Gesù spezza il pane anche per chi è “lontano” da me, perché mi antipatico, nemico, diverso…?
  • La mia preghiera e la mia vita spirituale mi aiutano ad alzare lo sguardo dal mio “ombelico” (i difetti che ho, le caratteristiche che non ho e che vorrei avere, le opportunità che non ho colto, ecc…) verso le necessità dei fratelli?

 

p. Davide Saporiti SJ

5/1 – Incontri speciali

5-1

L’incontro è riserva di luce.

Ermes Ronchi

 

In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Gv 1, 43-51

 

I giorni trascorsi da Gesù nei pressi del Giordano, dove era andato per ricevere il battesimo di Giovanni, sono ricchi di incontri. Qui sono ricordati i nomi di Filippo, Andrea, Pietro e Natanaèle, ma tanti altri uomini e donne hanno incrociato il loro cammino con quello di Gesù, alle volte in modo imprevisto, altre volte perché il passaparola di un amico ha reso tutto ciò possibile.

E ognuno di questi incontri ha avuto un gusto speciale, unico, irripetibile. Basta chiederlo a Natanaèle, che non era certo molto ben disposto nei confronti di questo uomo che veniva da Nazaret. Era vittima di tanti stereotipi, ma è rimasto del tutto spiazzato dalle parole, piene di stima e di amore, che Gesù gli rivolge, tanto da chiedergli: «Come mi conosci?».

Natanaèle è sorpreso dalle parole ascoltate, chissà che Gesù non l’abbia aiutato a prendere coscienza di un aspetto della sua vita che non aveva ancora messo a fuoco!

Per questo ogni incontro con Gesù è speciale: non si resta mai fermi alla superficie delle cose, bloccati dai pregiudizi e dai luoghi comuni, ma si va in profondità, crescendo nell’amicizia, conoscendo un po’ meglio chi è il Rabbì che viene da Nazaret e chi sono io.

 

 

  • Posso ringraziare qualche persona per essere stata il mio “gancio” nell’incontro con il Signore?
  • Mi capita di essere vittima di stereotipi o luoghi comuni che mi impediscono di aprirmi al Signore o agli altri?
  • Nell’ultimo periodo che cosa ho scoperto di nuovo sul Signore e su di me?

 

 

p. Giuseppe Riggio SJ

 

01/12 – Che fico! Quando lo stupore prende di sorpresa…

stupore

Un amico conosce la melodia del nostro cuore e la canta quando ne dimentichiamo le parole.

C.S. Lewis

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Lc 21,29-33

 

Ci sono segni tangibili che annunciano la venuta del regno: è più reale di quanto lo immagini, è più presente di quanto pensi. Irrompe all’improvviso e diventa visibile proprio nelle situazioni che sembrano abbandonate da Dio e maltrattate dagli uomini.

Ti accorgi che – paradossalmente – ci sei dentro quando cambia il tuo sguardo sulle relazioni, sulle situazioni, sulla realtà. Lì dove sei circondato dal freddo, dal buio, dalla disperazione, inaspettatamente ti ritrovi ad essere più benevolo, più paziente, più disponibile. Ti senti parte dell’intero cosmo e vuoi partecipare alla sua vitalità.

È l’energia dell’amore che ti inonda e ti invita a uscire dal guscio, ti sprona a guardare avanti. Ti viene da ringraziare. Ecco, sì, in quel momento sei dentro il regno. Il segno che lo pre-annuncia? Lo stupore. Il tuo cuore esulta di gioia, sperimenta la pace e lo riconosce.

 

  • Quando hai sentito stupore per come stavi affrontando un momento difficile?
  • Cosa è successo quando hai cambiato sguardo o prospettiva di fronte a una situazione complicata?
  • In quale occasione hai sperimentato la pace del cuore?

 

Flavio Bottaro SJ