13/2 – quello che c’è è quello che serve!

magritte-pane

Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: “Perché io sono io e perché non sei tu?  Perché sono qui e perché non sono lì? Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno?  Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro?

Damiel – Il cielo sopra Berlino

 

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non capite ancora?».

Mc 8,14-21

 

Nel tempo della vita in cui ci troviamo, spesso capita di affannarci ad esser giusti, potenti, produttivi, riconosciuti e per questo affanno lievitano molti giudizi sulle cose; quello che siamo non lo troviamo a volte sufficiente a placare la nostra fame di amore, il nostro desiderio di darne.

Dio è quella voce del cuore che ci dice ancora che quello che siamo basta, è perfetto e compiuto e, siccome altro non c’è, è quanto di più desiderabile e fertile.

Avere un solo pane può risultare sconveniente sapendo di non avere altro, spezzare un solo pane vuol dire accettare di condividerlo e correre il rischio di finirlo.

Gesù è uomo della fortezza e dio della tenerezza, si da tutto, si coinvolge! Senza paura e con decisione ci accompagna a fare memoria, a guardare con occhi nuovi la nostra storia, per scoprire che solo nel limite di quello che siamo, abbiamo la possibilità di guardare oltre: egli è il primo a non arrendersi dinanzi alla nostra incapacità di comprendere, il primo ad accettare che non capiamo, il primo disposto a rimanere nel limite e quindi ad incontrarci, mettendosi al fianco con pazienza, ripetendoci con fatti e parole, chi siamo.

Vivere il miracolo allora significa rinunciare alla paura di non essere abbastanza per quello che desideriamo, vuol dire imparare ad accettare il limite, nella consapevolezza che in quel limite nasce la novità di noi stessi e degli altri, nei solchi che ci separano nasce la vita.

Oggi riceviamo l’invito a comprendere che ognuno è l’unica e sola pienezza che c’è da dare; ciò di cui abbiamo bisogno è semplicemente capirlo per poter accogliere il resto.

 

  • Quando nella mia storia mi è capitato di incontrare qualcuno che, nel suo essere tale, ha dato nuova luce al mio sguardo?   

 

  • Quali lieviti di gloria, potere, possesso, giudizio, moralità cerco di aggiungere alla mia persona? Quale fame e quale paura nascondono?

 

  • Come mi vedo, considerando di essere esattamente tutto ciò che basta per dare vita? Come vedo gli altri sapendo che tutto quello che sono in quell’incontro è quello che possono darmi?
M.A.S.

25/12 – In carne e ossa

25-12

Egli mendica infatti la mia carne, affinché io possa arricchire la sua divinità.

Gregorio Nazianzeno

 

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Gv 1,1-18

 

La Parola, la Divinità diviene carne! Questo è il punto di arrivo della storia di Dio che si comunica all’uomo. Cambia il modo in cui Dio comunica con noi: ciò che da sempre era ed è, “divenne” uomo. Nel suo divenire, il suo dono è completo e definitivo.

La Parola non prende “apparenza” umana, non indossa la nostra carne come un vestito: “diviene carne”, uomo, corpo. Dio assume con la sua creatura una nuova relazione, che è quella di mettersi alla pari con lei per comunicare pienamente con lei. Dio è “un” uomo! Non un uomo “divino e universale”, con un corpo etereo, fatto di luce. Dio è un uomo reale e concreto: Gesù. Ogni fragilità, debolezza e limite; ogni desiderio, bellezza e creatività diviene la sua. E proprio la sua carne, e non altro, rivela la Gloria, la sua Importanza, il suo Peso (gloria in ebraico significa peso, importanza).

Facciamo fatica a pensare un Dio che vuol essere come siamo noi… Se ci fa paura un pensiero debole, un Dio debole decisamente ci scandalizza. Quale sicurezza e affidabilità può offrire a noi, sempre in cerca di una roccia stabile su cui fondare la nostra esistenza? Dio è totalmente altro, altro anche dal nostro concetto di altro: talmente altro da essere come noi, con noi, in noi, per noi!

 

  • Sei disposto a lasciare idee e concetti sul divino per accoglierlo oggi, in questa terra?
  • Dove puoi intravedere oggi Dio che diviene carne nel tuo quotidiano?
  • Quali ostacoli del cuore t’impediscono di accoglierlo così come viene oggi?

 

p. Loris Piorar SJ

22/12 – Esultare a denti stretti

scrivi la tua gioia

La vostra gioia è il vostro dolore senza la maschera. E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso fu spesso pieno delle vostre lacrime.

Kahlil Gibran, Il profeta

 

In quel tempo, Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Lc 1,46-55

 

Sebbene posto all’inizio del vangelo di Luca, in attesa di un Gesù che non è ancora nato, il magnificat di Maria racchiude tutta la sua esperienza di madre del Salvatore.

Spesso lo immaginiamo come un  canto di esultanza, leggero e appena sussurrato dalla voce flebile di Maria. Eppure racchiude già tutto il dolore che partorirà il Salvatore del mondo. Dolore che ritornerà più vivo che mai ai piedi della croce.

Forse, più realisticamente, sono parole pronunciate a denti stretti, malamente gridate, intrise del dolore del parto, che preannuncia una gioia imminente che però ancora deve venire.

Un dolore vivo, lacerante eppure incapace di portare rancore. Un dolore che sa piuttosto di purificazione interiore che arriva a toccare l’umiltà più profonda. Ogni desiderio di prevaricazione, di violenza, di potere viene sradicato e ogni slancio di generosità, uscita da se stessi e giustizia viene valorizzato.

È così che Maria si scopre la beata fra le donne: consapevole del suo limite eppure voluta madre di Dio, che in lei ha compiuto cose grandi.  

 

  • Attraverso quali esperienze il Signore ha purificato il tuo cuore?
  • Quali momenti della vita ti sono sembrati dei parti dolorosi che hanno aperto a una gioia duratura?
  • Come ti sei scoperto/a amato da Dio?

 

p. Flavio E. Bottaro SJ

16/12 – Dimmi quando, quando, quando?!

In this photo taken on Sunday, Oct. 25, 2015, a road sign pierced by shrapnel stands at a new terminal of Donetsk Airport destroyed by shelling, in Donetsk, eastern Ukraine. The fighting has subsided, but Donetsk is quickly sinking into the past, a shabby Soviet-like state of empty streets and deprivation. Huge portraits of Josef Stalin hanging in the city center only reinforce the impression of failure. (AP Photo/Max Black)

Amici, sono anch’io
cursore e complice di Dio.

Vincenzo Cardarelli

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose:

«Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Mt 17,10-13

Gli scribi desiderano l’avvento del Messia e, con lui, di un’era di giustizia e di pace, ma lo ritengono impossibile per l’oggi. Prima deve succedere qualcos’altro, prima deve venire Elia. Attendono un segno inequivocabile che quest’era stia per iniziare. In fondo, ci credono poco.

Giovanni il Battista desidera l’avvento del Messia e lo prepara con tutte le proprie forze. Tra l’atteggiamento degli uni e la vita dell’altro, la domanda dei discepoli.

Interroga anche tu Gesù: ti porterà a riconoscere le tue false sicurezze, le obiezioni troppo comode, la pretesa che si realizzi qualcosa di straordinario prima di metterci del tuo. Gesù ti insegna a riconoscere quanti si giocano la vita per lui, perché tu possa fare altrettanto.

Sentirai la paura che qualcosa di grande possa nascere davvero, troverai opposizione perché anche ad altri fa paura, ma nella paura e nell’opposizione avrai il segno più sicuro di essere sulla buona strada.

 

  • Qual è oggi la mia domanda per il Signore?
  • In che circostanze la paura e l’opposizione sono state segni della bontà della strada?
  • Chi è Elia, per me? Cosa sto aspettando che accada, per partire?

 

p. Stefano Corticelli SJ

04/12 – In prima fila!

prima fila

Il coraggio è il primo requisito della spiritualità. I vili non possono mai essere morali.

Gandhi

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fa’ questo, ed egli lo fa’». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Mt 8,5-11

 

Egli entra in Cafarnao. È la città in cui Gesù svolgeva la sua giornata: il vangelo di Marco ci racconta quando incontrava la gente, dove la incontrava, quando pregava stando con il Padre. È quindi la città di ogni quotidianità, della sua come della tua.

Lui entra lì, nella tua storia, nei luoghi della tua vita, nel tuo tempo. Il suo avvento (come l’Avvento che abbiamo appena iniziato a vivere) si realizza così, semplicemente ed autenticamente.

C’è un’audacia che ti aiuta ad incontrarlo nel suo venire in ogni ora ed in ogni momento: il centurione non si ritiene degno, ma osa, audacemente, chiedere aiuto, vicinanza, guarigione. Riconosce davanti a sé una nuova possibilità di vita e ci si tuffa, accoglie la vita che lo raggiunge … forse è proprio grazie a tale audacia che diventa veramente degno, un’audacia fiduciosa che spinge ad es-porsi verso colui che ad-viene.

Grazie a questo viene posto a tavola con i grandi Abramo, Isacco e Giacobbe. Qualsiasi sia la tua storia, sei destinato ai primi posti con coloro che ti hanno accompagnato da sempre, anche perché la tavola del banchetto è a cerchio, e quindi non ci sono seconde file, siamo tutti in prima fila … basta avere l’audacia di esporsi.

 

  • Gesù viene nella tua storia. Ti lasci stupire da lui o costruisci barricate?
  • Riconosci desideri autentici di pienezza nel tuo cuore. Hai oggi il coraggio di chiedergli aiuto?
  • Sei consapevole che il Signore ti accoglie. Vuoi sederti in prima fila (… che è l’unica!)?

 

p. Loris Piorar SJ

29/11- Infine, il fine!

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.

                                                                                                                             Etty Hillesum

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19

 

Gesù parla della fine sempre e solo per rilevare “il fine” e capire come vivere al meglio il presente. Oggi ci insegna a non lasciarci turbare dal tanto male che esiste, perché, anche in questa storia umana segnata dal peccato, dall’egoismo, dalla paura, Dio è all’opera per tessere la storia di salvezza per ognuno di noi.

Chi prende sul serio la logica del regno, chi si fa discepolo di Gesù e prende sul serio la sua parola e il suo stile, non può che perdere delle opportunità secondo la logica del mondo e dunque incontrare resistenze.

Ma proprio in queste situazioni, grazie alla sua azione, possiamo vivere una vita nuova, coraggiosa e impegnata, malgrado i problemi e le fatiche che ne derivano.  Vivere questo è la testimonianza del Dio vivente in noi e contemporaneamente è la testimonianza che noi possiamo offrire al mondo.

  • Ti è mai capitato di essere deriso a causa del nome di Gesù?
  • In quali occasioni perdere deliberatamente delle opportunità ti ha aperto a una novità?
  • Quando le situazioni difficili sono diventate per te luoghi di testimonianza?
p. Francesco Cavallini SJ

 

30/11 #TENACIA

TENACIA: con gli altri, forza, coraggio, determinazione

Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte ad un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare, deve diventare qualcosa. R. M. Rilke

Mt 4,18-22

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Iniziamo questo cammino di Avvento e l’Anno Liturgico accompagnati dal ricordo di Andrea, Apostolo; un uomo generoso, pronto, aperto, entusiasta. Era figlio di Giona di Betsaida, fratello minore di Pietro. Fu discepolo di Giovanni Battista, presso il quale conobbe l’apostolo Giovanni, e con lui seguì per primo Gesù, al quale condusse il fratello Pietro.

Ogni nome nell’antichità diceva chi eravamo o meglio ci apriva l’orizzonte in cui camminare.

Ecco che oggi la compagnia di Andrea in questi primi passi dell’Avvento ci potrebbe invitare a chiedere un dono particolare, un aiuto nel nostro cammino.

Andrea potrebbe significare in greco uomo o coraggio, forza, virilità, forse in una sola parola, tenacia. Chiediamo allora il coraggio, la virilità, la tenacia.

Non si tratta di essere insensibili di fronte alle situazioni, agli incontri; e di andare avanti senza lasciarsi rallentare da niente e nessuno, non si tratta di non chiedere mai!

No! Si tratta di riporre, con costanza e determinazione, la fiducia in Dio, in Lui che in noi vede potenzialità enormi:

Egli ci dà la forza, una nuova forza, ci dona tenacia, nonostante fatiche e contraddizioni mie, degli altri e della realtà attorno!

Ci libera dalle nostre reti e ci dà la forza per affrontare la vita con Lui, assieme agli altri, cercando e trovando Bellezza, luoghi e relazioni in cui donare noi stessi.

Non sempre l’entusiasmo degli inizi potrà sostenerci nella nostra avventura d’amore. Avremo bisogno, lungo questa via, di forza, coraggio, virilità, uomini e donne!