8/2 – Con la stessa tenerezza, con la stessa fede!

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“Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo”

Qoelet 1,13

Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto. 
Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi. 
Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. 
Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 
Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli». 
Allora le disse: «Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia». 
Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato. 

Mc 7,24-30

 

Il Signore Gesù che incontriamo fuori dai confini di Israele è un Gesù in cammino. E in ricerca. Un uomo che si interroga e si lascia interpellare e stupire dalla vita.

Coltivare la ricerca, la curiosità e lo stupore vuol dire essere “vulnerabili alla vita”, lasciarsi toccare, mettere in discussione.

Si chiede come portare la salvezza agli uomini, come vivere in modo efficace il suo essere Messia, e allo stesso tempo scruta, indaga la vita, l’agire umano e contempla la natura ed elabora la sua sapienza.

Un Gesù in ricerca che incontra un’altra persona in ricerca, una donna che cerca lui. L’incontro tra due persone che osano cercare, che interrogano, che sanno ascoltare a prescindere dalla diversa provenienza geografica, culturale, religiosa, due persone che si mettono in discussione. Un incontro così genera vita, trasformazione.  

L’intraprendenza, la tenacia, la tenerezza, la passione di una madre con la figlia che soffre sono le caratteristiche dell’amore di Gesù per l’umanità, che lo porteranno fino a Gerusalemme, fino alla croce.

 

  • Gesù, in cammino e in ricerca dice un modo di stare al mondo, di contemplare la vita. Tu che atteggiamento stai vivendo?
  • La Siro-fenicia cerca Gesù, lo interpella, gli pone questioni. Quale è il tuo atteggiamento circa la fede e la tua relazione con Dio?
  • Gesù è un uomo di ascolto, si interessa, pone domande, si mette in discussione, cerca di cogliere Dio che è “sempre all’opera” in questo mondo. Come vivi tu le relazioni? Gli incontri? Sai mettere in discussione le tue precomprensioni?

 

p. Francesco Cavallini SJ

 

17/12 – La solitudine del punto interrogativo.

Sopravvivi se non (ti) fai domande (?)

Meditazione

per la III domenica di Avvento anno B

17 dicembre 2017

C’era una volta un punto

interrogativo, un grande curiosone

con un solo ricciolone,

che faceva domande

a tutte le persone,

e se la risposta

non era quella giusta

sventolava il suo ricciolo

come una frusta […]

Da G. Rodari, Il punto interrogativo

 

La realtà continua a farci domande, ci chiede di scegliere. E, attraverso le nostre scelte, veniamo fuori per quello che siamo. È un compito al quale non possiamo sottrarci.

Proprio da questa ineluttabile chiamata a manifestare chi siamo, deriva quel desiderio di fuga che di tanto in tanto attraversa la nostra vita: quante volte, come Mattia Pascal, nel romanzo di Pirandello, ci sopravviene il pensiero di uscire di casa per non ritornare più, quante volte ci siamo sentiti inadeguati alle richieste del mondo, quante volte avremmo voluto far perdere le tracce dei nostri fallimenti.

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Ascoltando le persone nella direzione spirituale, quando raccontano i loro vissuti faticosi, il sentimento che emerge dalle loro parole è un profondo desiderio di fuga. Eppure, le domande che la realtà ci pone, per quanto scomode, ci aiutano a costruire il nostro vero profilo. Non quello finto, che tutti, inevitabilmente, ostentiamo sui nostri social, non quello che costruiamo solo con le nostre immagini sorridenti, dopo essere stai dal parrucchiere o dopo aver costretto la nonna ad abbracciarci pur di postare una foto a effetto-tenerezza, ma il profilo autentico, quello costruito con le nostre risorse autentiche e con i nostri fallimenti, con i successi e con i dubbi.

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Giovanni Battista è l’uomo che non ha paura di lasciarsi interrogare dalla realtà e di lasciarsi vedere per quello che è: riconosce i suoi limiti («Non lo sono»), ammette di non essere il protagonista («Io sono voce di uno che grida…»), confessa di dipendere da un altro («non sono degno di slegargli il laccio dei sandali»).

Rispetto al narcisismo galoppante dei nostri tempi, in cui dobbiamo essere per forza noi al centro dell’attenzione, in una cultura del protagonismo, in cui valiamo solo se siamo al vertice della piramide, Giovanni Battista si presenta come l’anti-narciso, colui che sa riconoscere la differenza tra sé e gli altri, colui che sa riconoscere il proprio ruolo nel servizio per un altro: egli non è la luce, ma il testimone della luce; non è lo sposo, ma l’amico dello sposo; non è la Parola, ma la voce della Parola.

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Giovanni Battista trova la proprio identità nel servizio affinché qualcun altro possa svolgere il proprio ruolo. Un’immagine molto lontana da una cultura come la nostra malata di protagonismo.

Giovanni Battista è l’uomo che non ha bisogno necessariamente di stare al centro della scena: sa farsi da parte, va nel deserto, non rimane nel tempio del potere e delle sicurezze. Si allontana fino al punto da rischiare di non essere visto.

E proprio in questo modo riesce a mettere in moto una rivoluzione culturale. Giovanni Battista è infatti un contestatore, uno che con la sua vita sa mettere gli altri in discussione, la sua vita suscita domande: Giovanni Battista non indossa le vesti sacerdotali, sebbene ne avesse il diritto per la sua appartenenza alla casta sacerdotale; non abita i luoghi previsti per un sacerdote; pone lui stesso domande piuttosto che dare risposte preconfezionate. Giovanni appare vestito in maniera essenziale affinché la sua persona non copra il messaggio: ciò che è più importante è la parola che porta, non la sua persona.

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All’inizio del Vangelo di Marco, dunque, i farisei, con i sacerdoti e i leviti, hanno il coraggio di porre domande e di cercare la verità, ma pian piano, lungo il Vangelo, scoprendo che si tratta di una verità scomoda, smetteranno progressivamente di fare domande. Forse anche noi siamo diventati un po’ timorosi di porre domande, ci accontentiamo di quello che sappiamo o di quello che ci viene detto, abbiamo rinunciato a cercare, non usiamo più il punto interrogativo, l’abbiamo sostituito con il suo acerrimo nemico: abbiamo solo certezze, diamo solo ordini, non chiediamo più un parere, ma dispensiamo solo consigli, siamo tutti diventati appassionati utenti del punto esclamativo!

 

Leggersi dentro

–          Nelle tue relazioni più significative, ti lasci vedere per quello che sei?

–          Nelle tue giornate, usi qualche volta il punto interrogativo o lo hai archiviato?