17/1 – L’avventura della libertà

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La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.

Sant’Agostino d’Ippona

 

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. 

Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!». 

Poi domandò loro: « È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». 

Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. 

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 

Mc ‪3,1-6‬

 

Il sabato: il capolavoro della creazione, il giorno in cui Dio si riposa dal suo lavoro; giorno santo, messo da parte, tutto per Dio. Non certo per curare un uomo ferito nella sua capacità di lavorare. Hanno ragione loro, i farisei.

Gesù lancia la sfida: mettiti nel mezzo. Ripensare le convinzioni più forti, per fare spazio ad una novità portata dal Signore, per guardare Dio e il suo sabato con occhi nuovi.

Un incontro è vero quando accetti di ripartire, quando nei tuoi ragionamenti perfetti si apre una breccia e tu inizi a guardare la realtà insieme ad altri, rispondi e non stai muto.

L’avventura della libertà ha avuto inizio.

 

 

  • Quando ho colto la sfida del Signore, disponibile a lasciare le mie idee?
  • In che luogo oggi mi viene chiesto di ripartire?
  • Chi riconosco come persona libera?

 

p. Stefano Corticelli SJ

 

9/1 – L’autorità che rivela la persona

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Nulla rivela meglio il carattere di un uomo quanto il suo modo di comportarsi quando detiene un potere e un’autorità sugli altri: queste due prerogative smuovono ogni passione e svelano ogni vizio.

Plutarco

In quel tempo, nella città di Cafarnao Gesù , entrato proprio di sabato nella sinagoga, si mise a insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare:

«Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».

E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell’uomo». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

Mc 1,21b-28

 

Le parole di Gesù toccano il cuore: è curioso che non ci venga riportato cosa stesse dicendo nella sinagoga. Forse perché non è quello il punto. Quello che Gesù comunica non sono i risultati del suo studio sulla sacra scrittura. Gesù semplicemente parla di quello che ha sperimentato in prima persona. Nelle sue parole non ci sono dottrine o teorie. Racconta la sua esperienza, la sua preghiera, quello che lui ha compreso del mistero di Dio e come lo vive. È questa condivisione che arriva al cuore dei suoi ascoltatori. È questa l’autorità di cui parlano: Gesù ha il potere di arrivare al cuore.

Le sue parole non lasciano indifferenti. Vanno a scomodare le nostre dinamiche malsane: Gesù le provoca, le fa venire allo scoperto, le fa saltare. Proprio come succede all’indemoniato, che di fronte a lui non può far finta di niente.

Capita anche tra di noi. Siamo toccati o tocchiamo il cuore delle persone quando raccontiamo frammenti della nostra esperienza, non quando facciamo teoria su di essa. Non quando la astraiamo, ma quando riveliamo come l’abbiamo vissuta, magari anche in modo fallimentare. Perché quello che crea comunione non è la formulazione di un pensiero astratto, bensì la condivisione dei nostri tentativi di stare dentro la vita, con la complessità che essa mostra. È lo scambio continuo di queste buone pratiche che facilita l’ascolto reciproco e il rispetto comune. È in questo scambio che ci riconosciamo reciprocamente esseri umani. E quando questo non avviene perdiamo qualcosa della nostra umanità.

 

 

  • Quando l’autorità mette paura?
  • In quali campi eserciti un’autorità nella tua vita?
  • Quali dinamiche interiori tocca l’esercizio dell’autorità?

 

 

p. Flavio E. Bottaro SJ

2/11 – Solo l’Amore rimane…

misura

“(…) Certo dev’essere un lavoraccio fare il giudice universale… tutti quelli.. ci sono tutti! Gli assiro-babilonesi, tutti insieme agli americani! Gli egiziani insieme ai tabaccai, le lavandaie con… con i fenici. E che si dicono, le lavandaie e i fenici? Boh, “Io son un fenicio” “E io lavandaia, piacere”. Boh! Tutti insieme, tutti uniti. (…)”

Roberto Benigni ne “Il Pap’occhio”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». 

Mt 25,31-46

Siamo chiamati ad amare. È questo che ci caratterizza e rende gregge del buon pastore: capire di essere amati infinitamente, da prima che nascessimo, e amare infinitamente.

Amare chi incontriamo sulla strada, chi incrocia il nostro passo, chi ci guarda e chiede di dissetare la sete che inaridisce, di sedare la fame che rende vuoti; amare chi chiede un abbraccio che scaldi, l’estraneo che chiede di essere accolto, chi è in prigionia e chiede di essere visitato; amare chi chiede una briciola d’amore, una goccia di luce, una scintilla di vita. Quante volte nell’arco di una giornata, tanto dentro casa quanto fuori, incrociamo sguardi di questo calibro e voltiamo i nostri occhi altrove? Siamo chiamati a ridonare senza limiti l’amore che, infinitamente dato, è quello della cui misura saremo chiamati a render conto un giorno.

  • Come e quando ho ricevuto nutrimento, accoglienza e cura?
  • In che modo ho risposto quando ho incontrato sguardi pieni di sete e bisogno?
  • Dove mi sento chiamato oggi a portare amore?
Rete Loyola

 

27/10 – STAY TUNED –

Stay Tuned

Tune my heart to sing Thy Grace.  

(Robert Robinson)

Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Lc 12,54-59

Spesso spontaneamente diamo interpretazioni più o meno affrettate di questo o di quel segno, come se i nostri occhi potessero essere quelli di Dio, le nostre vie le sue vie. Il progresso di scienza e tecnica ci ha messo nelle mani potentissimi strumenti di previsione, dandoci la possibilità di conoscere e giudicare ma certo non di possedere o controllare.

La scienza basta davvero per leggere tutto e per cogliere il senso di ogni segno? Sa dirci cosa è giusto per noi?

Nelle scelte più importanti non basta conoscere le alternative, scienza e cultura non placano ogni sete. La soluzione sta in un impegno costante: nell’accordarsi lungo la strada sintonizzando i cuori, cercando l’aderenza ad un progetto comune.

Un cuore ben sintonizzato sa ascoltare se stesso e sa entrare in armonia con gli altri – è nell’armonia che sboccia la scelta giusta, quella per il meglio.

 

  • Quanto so ascoltare il mio cuore?
  • Cosa stona oggi nella mia vita?
  • Con chi (e su cosa) è tempo di accordarmi?

 

Rete Loyola Bologna

11/12 #GIUSTIFICAZIONI

GIUSTIFICAZIONI: gli alibi per non decidere!

Per chi non vuol decidersi, le scuse sono sempre a portata di mano! Bruno Maggioni
 
Mt 11, 16-19
In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
 
Siamo sempre pronti a trovare giustificazioni per non giocarci fino in fondo! Ma perché? Stiamo perdendo una grande occasione, l’occasione di scoprire la Vita vera, la Bellezza, la Gioia.
Veramente possiamo dirci che ci facciamo del male … la paura di non essere all’altezza, la paura di non essere i primi, ci fanno disprezzare amici, situazioni, ed infine anche Lui, accusandolo di essere mangione e beone … Che autogoal!

Se aprissimo le porte del nostro cuore scopriremmo di essere tutti secondi e così tutti primi!! … E saremmo felici!!!

12/10 #PRESENZA di #DIO

PRESENZA di DIO: riconoscere le sue traccie nelle 24 ore …

Non disperarti, pensando di non poter cambiare te stesso dopo tanti anni.

Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù. Tu non puoi renderti diverso.

Gesù viene a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo.

Lasciati trasformare dal suo Amore solo così sarai capace di ricevere il suo affetto nell’interezza del tuo essere. H. Nouwen

Lc 11, 29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Siamo alla continua ricerca di segni della presenza di Dio, di conferme, di miracoli!

Ma abbiamo già tutto: l’immagine di Dio per eccellenza, cioè Gesù; il miracolo più incredibile, cioè il Signore che si presenta in mezzo a noi in un pane spezzato!

Quindi è Dio che rimane in silenzio o siamo noi che non ascoltiamo, che percepiamo da lontano ma che non ci coinvolgiamo in tutto quello che già il Signore ci ha regalato e ci regala ogni giorno.

Il Signore è presente nella nostra vita come colui che ama: compagno di viaggio che indica ma non stabilisce la tua strada … possiamo scegliere di seguire la sua direzione…