12/2 – Nel segno del suo amore

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Dammi solo il tuo amore e la tua grazia, questo mi basta.

Ignazio di Loyola


In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno”. Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Mc 8,11-13

Non serve che il Signore ci dia altri segni, perché abbiamo ricevuto il massimo dei segni, Gesù: un Dio che cammina sulle nostre strade, che prova le nostre emozioni, che soffre con i nostri dolori. Facciamo tesoro di questo dono.
Dopo il dono di Gesù, Dio non ha più nulla da dire e da dare: nel suo pane ci ha dato se stesso, ci ha dato tutto, solo questo basta. Questo è il suo ultimo gesto, che ci schiude tutto il suo mistero d’amore. Qualunque altro segno significava questo, e ha in esso il suo significato pieno. Non può darcene altri, perché nel significato cessa ogni segno.

 

 

  • Quando ho riconosciuto in piena autenticità Gesù come segno di Dio?

 

  • Quando è stata l’ultima volta che ho sentito Gesù camminare sulle mie strade?

 

  • In che ambito mi capita di lasciare che le mie richieste soffochino l’unico vero dono di Dio?

 

p. Loris Piorar SJ

25/12 – In carne e ossa

25-12

Egli mendica infatti la mia carne, affinché io possa arricchire la sua divinità.

Gregorio Nazianzeno

 

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Gv 1,1-18

 

La Parola, la Divinità diviene carne! Questo è il punto di arrivo della storia di Dio che si comunica all’uomo. Cambia il modo in cui Dio comunica con noi: ciò che da sempre era ed è, “divenne” uomo. Nel suo divenire, il suo dono è completo e definitivo.

La Parola non prende “apparenza” umana, non indossa la nostra carne come un vestito: “diviene carne”, uomo, corpo. Dio assume con la sua creatura una nuova relazione, che è quella di mettersi alla pari con lei per comunicare pienamente con lei. Dio è “un” uomo! Non un uomo “divino e universale”, con un corpo etereo, fatto di luce. Dio è un uomo reale e concreto: Gesù. Ogni fragilità, debolezza e limite; ogni desiderio, bellezza e creatività diviene la sua. E proprio la sua carne, e non altro, rivela la Gloria, la sua Importanza, il suo Peso (gloria in ebraico significa peso, importanza).

Facciamo fatica a pensare un Dio che vuol essere come siamo noi… Se ci fa paura un pensiero debole, un Dio debole decisamente ci scandalizza. Quale sicurezza e affidabilità può offrire a noi, sempre in cerca di una roccia stabile su cui fondare la nostra esistenza? Dio è totalmente altro, altro anche dal nostro concetto di altro: talmente altro da essere come noi, con noi, in noi, per noi!

 

  • Sei disposto a lasciare idee e concetti sul divino per accoglierlo oggi, in questa terra?
  • Dove puoi intravedere oggi Dio che diviene carne nel tuo quotidiano?
  • Quali ostacoli del cuore t’impediscono di accoglierlo così come viene oggi?

 

p. Loris Piorar SJ

15/12 – Voglio vederti danzare

invito

Puoi ballare con chiunque ti strizzi l’occhio,
ma non dimenticarti di chi ti riaccompagna a casa: 

serba per me l’ultimo ballo.

The Drifters

 

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:

Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: ha un demonio!

È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».

Mt 11, 16 – 19

 

La nostra vita si snoda tra il suono della gioia e il lamento del lutto, in entrambe le trame ed è costante la chiamata del Signore ad accogliere la sua presenza nella nostra esistenza, in tutte le sue declinazioni.

Vogliamo entrare nella danza? O riusciamo ancora ad evitare il nostro coinvolgimento vero in questa storia di salvezza, giustificandoci, perché la chiesa, i credenti… non sono come dovrebbero?

Questo sguardo cinico e disincantato rischia di funzionare sempre. Ma la sapienza, quella vera, ci spinge ad accogliere proprio quel Dio incarnato in Gesù, con tutta la sua umanità, perché in lui tutta l’umanità è redenta. Anche io, anche tu: tutti lo siamo.

Il periodo che viviamo, l’attesa del Natale, appunto, può essere allora un tempo propizio per lasciarci coinvolgere in questa storia di passione, che vede proprio noi come oggetto dell’amore di Dio e che ci chiede di farci latori di questa buona notizia.

Suono e lamento, gioia e dolore: il Dio che si incarna in Gesù vuole entrare in tutto questo, e invita anche noi ad essere parte della sua opera di salvezza.

 

  • Mi lascio invitare dal Signore?
  • Che scuse oppongo ai suoi inviti?
  • Cosa mi ricorda di cercare il Signore tanto nel dolore quanto nella gioia?

 

p. Lino Dan SJ

10/10 #ACCOGLIERE

ACCOGLIERE: L’incarnazione di una parola

nella nostra vita è concreta

quanto una gravidanza e un parto

 
Chi non vuole ascoltare prima Dio non ha nulla da dire al mondo. Hans Urs von Balthasar
Lc 11,27-28
Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Il Signore ci mette in guardia dai facili entusiasmi che viviamo . Come questa donna anche noi dopo aver ascoltato qualcosa che ci tocca profondamente siamo propensi a lanciarci rapide affermazioni o anche in decisioni rischiose o affrettate. È necessario un ascolto attento di ciò che viene da fuori ma anche di quanto suscita in noi, delle nostre reazioni emotive e dei nostri pensieri.

Insieme con l’ascolto è necessario fare spazio in noi per accogliere la Parola, farla crescere, fino a che si trasformi in azione. L’incarnazione di una parola nella nostra vita è concreta quanto una gravidanza e un parto. L’ascolto della Parola precede e implica un fare cristiano di nuovo tipo, che Gesù chiama osservare. Osservare la parola è farla crescere, renderla produttiva, conservarla viva. La felicità non riguarda un contatto fisico o un’appartenenza familiare, ma una disposizione di fede, attenta alla parola di Dio. Ciò che conta non è essere stato un discepolo di Gesù, aver visto con gli occhi ma in qualsiasi tempo della storia umana, aprirsi alla testimonianza su Dio. Ognuno di noi ha la possibilità di diventare grembo disponibile affinché la Parola si incarni e si realizzi.