06/12 – Vedi, non ho nulla da donare a te…

nulla

Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero, ma dei felici eletti. Persone che ti sono un poco necessarie, persone i cui gesti ti mancherebbero, se rifiutassero di farli. 

Madeleine Delbrel


In quel tempo, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 
Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 
E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. 
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 
E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 
Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 
Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 
Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 

Mt 15,29-37

La commozione di Gesù per questa folla che lo segue da tre giorni è passionale: non può tollerare che queste persone – i sofferenti, quegli ultimi di cui nessuno si cura ma che lui ama – continuino a camminare senza cibo, acqua, riposo, perché la loro fame è la sua fame, la loro sofferenza è la sua sofferenza. Allora chiede ai discepoli di procurare il necessario: per completare ciò che ha iniziato, portare avanti la missione affidatagli dal Padre, Gesù ha bisogno anche di noi.

Ma come possiamo saziare questa gente con soli sette pani e pochi pesci? Come possiamo aiutarlo se non abbiamo nulla? Dio conosce benissimo le nostre debolezze e la nostra pochezza, ma è proprio quel poco che desidera da noi; ci sceglie proprio nelle nostre incoerenze, nelle nostre imperfezioni, perché poi è lui a darci le idee e la forza per poter saziare i nostri fratelli in abbondanza.

Chiediamo al Signore la grazia di farci vivere nella consapevolezza che, nonostante (e attraverso) i limiti della nostra condizione umana, siamo ai suoi occhi gioielli preziosi chiamati a condividere il nostro oro con il nostro prossimo, a sfamarci reciprocamente.

 

  • Provo commozione per la sofferenza di chi mi sta accanto? Cosa faccio?
  • Sono pronto a mettermi in gioco così come sono, senza cercare da solo perfezionismi?
  • Quale limite voglio offrire al Signore, perché lo renda luogo fertile di benedizione?

 

Ilaria D. L.