12/2 – Nel segno del suo amore

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Dammi solo il tuo amore e la tua grazia, questo mi basta.

Ignazio di Loyola


In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno”. Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Mc 8,11-13

Non serve che il Signore ci dia altri segni, perché abbiamo ricevuto il massimo dei segni, Gesù: un Dio che cammina sulle nostre strade, che prova le nostre emozioni, che soffre con i nostri dolori. Facciamo tesoro di questo dono.
Dopo il dono di Gesù, Dio non ha più nulla da dire e da dare: nel suo pane ci ha dato se stesso, ci ha dato tutto, solo questo basta. Questo è il suo ultimo gesto, che ci schiude tutto il suo mistero d’amore. Qualunque altro segno significava questo, e ha in esso il suo significato pieno. Non può darcene altri, perché nel significato cessa ogni segno.

 

 

  • Quando ho riconosciuto in piena autenticità Gesù come segno di Dio?

 

  • Quando è stata l’ultima volta che ho sentito Gesù camminare sulle mie strade?

 

  • In che ambito mi capita di lasciare che le mie richieste soffochino l’unico vero dono di Dio?

 

p. Loris Piorar SJ

2/1 – Come la pioggia e la neve

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Non è testimone chi lo vorrebbe, ma solamente chi conosce per esperienza ciò di cui parla.

André Louf

 

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Gv 1, 19-28

 

Essere testimoni comporta grande fatica: spesso è urlare in mezzo al deserto, parlare a cuori che come il deserto sembrano senza possibilità di vita. Essere testimoni, tuttavia, non comporta solo fatiche, ma anche perseveranza e pazienza nell’annunciare. È questo ciò a cui oggi veniamo spronati:  essere testimoni fedeli della – e nella – verità.

Come Giovanni, così noi siamo chiamati a testimoniare la presenza del Signore tra noi con opere e parole. Siamo chiamati ad essere testimoni del suo amore e della gioia che ci dona nella semplicità del quotidiano, preparando la strada dell’incontro con Lui.

Come il Battista, dunque, non scoraggiamoci di fronte alle difficoltà che l’essere testimoni comporta, ma al contrario, consapevoli della nostra limitatezza, del nostro esser piccole gocce d’acqua che cadono nel deserto, facciamoci testimoni dell’avvenuta di Gesù tra noi e lasciamo che attraverso la nostra testimonianza il Signore porti vita.

 

  • Dove vorrei incontrare il Signore?
  • Quando mi sento testimone dell’incontro col Signore?
  • Come ho affrontato le difficoltà dell’essere testimone di Verità?
Rete Loyola

 

29/11- Infine, il fine!

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.

                                                                                                                             Etty Hillesum

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19

 

Gesù parla della fine sempre e solo per rilevare “il fine” e capire come vivere al meglio il presente. Oggi ci insegna a non lasciarci turbare dal tanto male che esiste, perché, anche in questa storia umana segnata dal peccato, dall’egoismo, dalla paura, Dio è all’opera per tessere la storia di salvezza per ognuno di noi.

Chi prende sul serio la logica del regno, chi si fa discepolo di Gesù e prende sul serio la sua parola e il suo stile, non può che perdere delle opportunità secondo la logica del mondo e dunque incontrare resistenze.

Ma proprio in queste situazioni, grazie alla sua azione, possiamo vivere una vita nuova, coraggiosa e impegnata, malgrado i problemi e le fatiche che ne derivano.  Vivere questo è la testimonianza del Dio vivente in noi e contemporaneamente è la testimonianza che noi possiamo offrire al mondo.

  • Ti è mai capitato di essere deriso a causa del nome di Gesù?
  • In quali occasioni perdere deliberatamente delle opportunità ti ha aperto a una novità?
  • Quando le situazioni difficili sono diventate per te luoghi di testimonianza?
p. Francesco Cavallini SJ