7/2 – Cuore impavido

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La mia anima è cresciuta profonda come i fiumi.

Langston Hughes

Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».

Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.

E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Mc 7,14-23

 

La purezza è questione di cuore: abita in noi e nulla fuori di noi può intaccarla. Quello che conta è l’amore che mettiamo in circolo ogni volta che agiamo: nel nome del Signore, tutto è santo. La sua voce parla d’amore al nostro cuore e prende il volto di Gesù, che si premura che tutti possano ascoltare.

Siamo sue creature amate, intessute a sua immagine come ricami preziosi: costituiti d’amore esattamente come lui siamo chiamati a non fermare la corrente, a prenderci cura dell’amore che ci abita lasciandolo fiorire e strabordare, inondando tutto. Solo ascoltare con piena fiducia la voce dell’amore può preservarci dai propositi del male, facendo di ogni nostra azione un atto di lode al Signore.

Come strumenti, lasciamo che l’amore risuoni attraverso la purezza del nostro cuore, rendendo santo ogni nostro gesto – nel Signore.

 

 

  • Cosa faccio per tutelare la purezza del mio cuore?
  • Quando la voce dell’amore mi ha tenuto lontano dal male?
  • Cosa ostacola il fluire dell’amore in me?

 

Rete Loyola

2/11 – Solo l’Amore rimane…

misura

“(…) Certo dev’essere un lavoraccio fare il giudice universale… tutti quelli.. ci sono tutti! Gli assiro-babilonesi, tutti insieme agli americani! Gli egiziani insieme ai tabaccai, le lavandaie con… con i fenici. E che si dicono, le lavandaie e i fenici? Boh, “Io son un fenicio” “E io lavandaia, piacere”. Boh! Tutti insieme, tutti uniti. (…)”

Roberto Benigni ne “Il Pap’occhio”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». 

Mt 25,31-46

Siamo chiamati ad amare. È questo che ci caratterizza e rende gregge del buon pastore: capire di essere amati infinitamente, da prima che nascessimo, e amare infinitamente.

Amare chi incontriamo sulla strada, chi incrocia il nostro passo, chi ci guarda e chiede di dissetare la sete che inaridisce, di sedare la fame che rende vuoti; amare chi chiede un abbraccio che scaldi, l’estraneo che chiede di essere accolto, chi è in prigionia e chiede di essere visitato; amare chi chiede una briciola d’amore, una goccia di luce, una scintilla di vita. Quante volte nell’arco di una giornata, tanto dentro casa quanto fuori, incrociamo sguardi di questo calibro e voltiamo i nostri occhi altrove? Siamo chiamati a ridonare senza limiti l’amore che, infinitamente dato, è quello della cui misura saremo chiamati a render conto un giorno.

  • Come e quando ho ricevuto nutrimento, accoglienza e cura?
  • In che modo ho risposto quando ho incontrato sguardi pieni di sete e bisogno?
  • Dove mi sento chiamato oggi a portare amore?
Rete Loyola